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Visualizzazione post con etichetta Pupa. Mostra tutti i post
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martedì 24 luglio 2012

Brilla e luccica con gli smalti Lasting Color e Holographic di Pupa


Uno è perfetto per prendere il tè con la regina. L'altro per chi non ha voglia di passare inosservato. Gli ultimi due, invece, per "brillare", ma con classe. E senza mai sembrare esageratamente appariscenti. Et voilà, eccovi servita la mia minicollezione di smalti Pupa. Due dei quali appartenenti alla linea Lasting Color, gli altri alla gamma degli Holographic Nail Polish. Una premessa: li adoro tutti e quattro. Ma spararvela così sarebbe troppo semplice, vero? Ecco perché, come d'altronde faccio in ogni post, tenterò di argomentare l'amore che nutro nei confronti di ciascuno di questi quattro prodotti. Quindi, iniziamo. Il primo di cui vi parlerò è il 106 Lasting Color. Per gli amici, Ultra Pearly Beige. Le foto le ho realizzate sia con che senza il flash, nel tentativo - forse un po' maldestro, sta a voi giudicare - di mostrarvi l'effetto di questo smalto.



E' una tonalità un po' difficile da definire. Io - non so, magari mi sbaglio - lo chiamerei champagne. Come potete notare, il finish è perlato. Il 106 è uno smalto molto delicato, perfetto per un look nude. Fa molto bon ton, ed è per questo che ironizzando lo consigliavo per prendere il tè con la regina. In ogni caso, lo reputo un colore ottimo da indossare in quelle occasioni in cui l'estro va lasciato a casa e bisogna portare con sé un minimo di discrezione. Senza però rinunciare a quel tocco chic. Chi ha avuto modo di leggere i miei vecchi post sa che non amo molto i colori nude, ma con lui faccio un'eccezione, perché non è un rosa o un color carne di quelli opachi e un po' smorti: è una tonalità molto "leggera", sì, ma in ogni caso particolare e molto brillante. Ottima durata, l'ho tenuto su quattro giorni - il tempo di sopportazione massimo che ho adottato anche nel testare gli altri tre smalti prima che il bisogno fisico e mentale di cambiare mi divorasse - e non si è neanche mai scheggiato. L'applicatore, come quello di tutti gli altri smalti Pupa, all'inizio mi aveva fatto paura. Sembrava troppo piccolo e avevo dunque pensato che per una stesura ottimale avrei impiegato un sacco di tempo. Invece no, perché pur piccino si apre perfettamente a ventaglio riversando il prodotto su quasi metà dell'unghia. Altra osservazione che vale per tutti e quattro: gli smatches che vedrete sono tutti frutto di un'unica passata. Non è mia abitudine stratificare gli smalti, dal momento che sono così irrequieta da non tollerare più di 3 o 4 minuti di posa. Passo e ripasso solo nel caso in cui gli smalti lo richiedano perché troppo liquidi o eccessivamente tenui. Ma con questi di Pupa non ho problemi: alla prima stesura mi danno la coprenza, non esagerata ma neanche bassa, che cerco e gradisco. Quindi, di conseguenza, con una sola passata, asciugano piuttosto rapidamente. Passiamo ora al 715 Lasting Color, altrimenti detto Ocean Blue. Questo lo scelsi lo scorso inverno in occasione di una promozione Pupa4Fan: se ne poteva scegliere uno presentando in profumeria un coupon che comprovava il "mi piace" alla pagina Facebook del brand. Non ebbi dubbi nella scelta di quale ricevere in omaggio, perché un colore simile e tanto intenso non penso di averlo mai visto in nessuno stand di nessuna marca. 



In questo caso, la foto col flash, cioè la seconda, è quella più veritiera. Rende perfettamente l'idea di quanto questo smalto sia delizioso. Io lo chiamo jeans, anche e soprattutto perché mi piace abbinarlo a un look casual che, per l'appunto, implichi un bel jeans. E' coprentissimo, quindi in questo caso la seconda passata sarebbe ancor più "superflua". Non è perlato né ha glitterini. E' completamente matt e privo di riflessi. Splendido, davvero. Ora tocca agli Holographic Nail Polish. Partiamo dunque dallo 032, Emerald Green. 



Ignorate la foto col flash, poiché lo altera. In realtà questo smalto è esattamente come appare nello scatto fatto con la luce naturale. Non è per nulla eccessivo come appare nella seconda foto. E' un delicato verde acqua, olografico nel senso che contiene dei riflessi multicolor che gli conferiscono un effetto glitterato sì, ma non troppo. Anche in questo caso, passata unica. Ah, nota a margine: i glitterini, contrariamente a come si potrebbe pensare, non ostacolano la rimozione della vernice dalle unghie. Inconveniente che, al contrario, ho riscontrato nel caso di altri smalti dall'effetto simile. E invece, il pericolo è scongiurato. Infine, c'è lo 035 Holographic Violet. Un lilla viola molto particolare, anch'esso riflessato e con delle particelle glitterate. 



Una sola passata e la coprenza è assicurata. Lo scatto che gli rende giustizia è, anche in questo caso, il primo. Direi che il secondo rende più che altro l'idea di come appaiono, ma in forma decisamente più delicata, i glitterini sotto al sole. Bello, molto molto bello. E con gli swatches e le review abbiamo finito. Passiamo al prezzo: tre di questi, blu escluso, dunque, li ho acquistando usufruendo del 3 x 2 che penso sia ancora in atto nelle profumerie italiane. Pagandone due, cioè, ne scegli uno e te lo porti a casa gratis. Che come promozione non è niente male. Se c'è una cosa che apprezzo degli smalti Pupa è la quantità di prodotto contenuto nelle boccettine: vale a dire, 5 ml. Che penso sia lo dose perfetta, soprattutto per chi come me ama cambiare smalto in continuazione. Inutili quelle boccette che non si consumerebbero neanche in tre anni, tipo quelle Kiko che contengono 11 ml. A un certo punto, tanto, anche perché scadono, finirebbero nella pattumiera. Quindi, voto sì a questo quantitativo ristretto, ma neanche tanto, di prodotto. Ora, il prezzo: diciamo che alla fine dipende dalle profumerie, ma più o meno gli smalti costano 5 euro e 90. Un buon compromesso, vista la qualità. Dieci e lode, infine, al packaging: mi piacciono tantissimo il "tappo" cromato con il logo Pupa in una cornice rossa e il flaconcino "arrotondato". E voi? Avete provato qualche smalto Pupa? Vi son piaciuti? 

venerdì 20 luglio 2012

Secondo test di resistenza: Virgilio non salva proprio tutti...


Stavolta sono stata più clemente. Se al primo test di resistenza di gradi ce n'erano quarantatré, al secondo, mercoledì, ce n'erano SOLO 37. Capirete dunque che, abituata ai bollori degli inferi, quel giorno mi faceva quasi freddo. Ironia a parte, oggi v'illustro i risultati di questa seconda prova. E come l'altra volta, inizio con l'elencarvi i prodotti che avevo indosso, per poi svelarvi quali hanno resistito al caldo calabro-africano e quali, invece, si sono rivelati una chiavica (leggi bene, poco adatti al clima) senza che neanche il buon anticiclone Virgilio potesse trarli in salvo. Partiamo dagli occhi: pigmenti verde e giallo di Jc Nadia Paris (in questo post la mia disavventura con questa pessima casa cosmetica, il cui altrettanto pessimo servizio clienti non ha mai avuto né il garbo né il coraggio di rispondere alle mie emai) su palpebra mobile e piega. Matita Graphic Eyes di Zoeva color oro, la Funky Soul, usata sia sopra che sotto. Pastello Bosco di Neve Cosmetics nella rima interna. Mascara Vamp di Pupa in abbondanza. 



Quanto alle labbra, due strati di rossetto aranciato, il numero 79 di Kiko. Sul viso avevo utilizzato il primer Murad come base e la solita spolverata del fondotinta minerale di Neve Cosmetics. Più un tocco dell'Eye Lift Perfector che sto testando grazie alla collaborazione con Tuttestetica. 



Ed ecco com'è andata. Dopo un'ora che ero fuori sono stata costretta a cercare uno specchio e a strofinare il mio malcapitato indice lungo tutta la palpebra. Sì, perché quei maledettissimi pigmenti, nonostante li avessi ovviamente fissati con un primer, si erano liquefatti e l'occhio mi bruciava da morire. E l'effetto crosticina, tra l'altro non è che mi faccia impazzire. Soprattutto se per truccarti c'hai messo quella mezz'oretta buona. Quindi, per pareggiare i conti, avendo dimenticato a casa il kit per i ritocchi d'emergenza, ho preferito levare il colore dalla palpebra. La matita di Zoeva per fortuna non s'è mossa, così almeno mi era rimasto un tocco di luce. Le ciglia, ben separate e scurite col mio mitico Vamp di Pupa, non si sono lasciate minimamente intaccare dal pastrocchio che si stava verificando appena un piano più in alto. Il pastello di Neve ha resistito un po' di più dei pigmenti, ma dopo un paio d'ore ho dovuto ritoccarlo perché le lacrime dovute alla caduta libera dei pigmenti di Jc Nadia Paris hanno fatto naufragare anche quel bel verde applicato sulla rima interna. Bocca? Un disastro. Penso che il rossetto di Kiko mi abbia abbandonata già mezz'ora dopo essere salita in macchina. Quanto alla base, nulla da segnalare. Stava tutto su che era un incanto, esattamente come l'altra volta. E così siamo a due. Sì, due volte che il make up è andato a farsi benedire. E non ci trovo niente da ridere!

venerdì 13 luglio 2012

Made to last eyes di Pupa, la regina madre di tutte le matite



Questa non è una matita. Questa è LA matita. Finalmente, dopo tanto cercare, l'ho trovata. E so già che non me ne staccherò più. Parlo della nuova Made to Last di Pupa, versione eyes. Un nome che ne fotografa fedelmente la caratteristica principale: la durata. Ragazze mie, è una roba straordinaria. Neanche i quaranta gradi calabresi e l'umidità della mia Cosenza sono riusciti a schiodarla di lì: l'ho applicata alle 15 e solo poco dopo l'1 di notte ha levato le tende. Ma perché è a quell'ora che mi sono struccata, altrimenti sono certa che avrebbe resistito chissà ancora per quanto, nonostante le correnti africane, bulgare, oceaniche o chessò io.  Neanche un accenno di sbavatura, niente di niente. Tant'è che sono ancora piacevolmente sbalordita. Si tratta, per chi non ne abbia ancora sentito parlare, di una matita automatica. La Pupa ne ha sfornato in gran quantità e di due diverse tipologie: per gli occhi e per le labbra (qui trovate la prima delle due collezioni). Non facendo generalmente un grande uso di quelle per contornare le labbra, mi sono immediatamente buttata sulle mine per gli occhi. La varietà di colori è impressionante. Nell'indecisione, ho optato per una tonalità che mi mancava all'appello: la Torquoise, ovvero la numero 401. Uno splendido turchese shimmer, detto in parole povere (nella foto in basso, dopo il dettaglio della mina, troverete lo swatch col flash).



Questa matita è tre volte perfetta. Perchè? Ve lo spiego subito. Funziona perfettamente come eyeliner, innanzitutto. Personalmente non ho trovato alcuna difficoltà nel traccia una riga sottile e decisa. Nessun buco e nessun vuoto. Idem per la parte inferiore del contorno occhi: solitamente le ciglia ostacolano il passaggio della punta, ma la Made to last s'è fatta largo tra i cespugli senza lamentarsi. Manca il terzo perchè, e ve lo spiattello subito. Questa matita fa miracoli anche nella rima interna dell'occhio. E se ve lo dice una che ha le tubature del condotto lacrimale da ristrutturare, allora penso che vi possiate fidare ciecamente. Il colore, poi, è assolutamente splendido. Un azzurro turchese intensissimo tutto da sfoggiare e rimirare. Meraviglioso se abbinato con lo smalto olografico, sempre di Pupa, color azzurro ghiaccio. Del quale, però, vi parlerò tra qualche post, perché lo sto ancora testando. Vediamo un po'... cosa devo dirvi ancora? Ah sì. Questa matita Pupa ha due estremità: da una parte c'è ovviamente la mina colorata, non troppo cicciotta e resistente, di quelle che non hai paura si spezzino durante l'applicazione. Dall'altro lato c'è invece uno sfumino di spugna dalla forma leggermente appuntita, simil pennello penna. 


Utile, dunque, per chi non desidera un tratto deciso ma un po' sfumato. Occhio, peró, ad affrontare quest'eventuale passaggio: dovete essere rapide, altrimenti la matita si asciuga ed essendo waterproof sarà difficile intervenire. Non pensate che sia uno di quei prodotti che si cementificano sulla palpebra: per levarla io utilizzo semplicemente lo struccante bifasico di Kiko, ma anche una salviettina dovrebbe andar bene. Lo sfumino, tirando, vien via. Ed esce allo scoperto un utilissimo mini-temperamatite. 


Bella anche l'idea del tappino colorato che copre lo sfumino e che, per ogni variante della collezione, richiama perfettamente la tonalità della matita. Promossa? Eccome! Anzi, sapete che vi dico? Che corro a comprarmene altre due o tre. O anche quattro, cinque, sei. Le trovo perfette per l'estate, soprattutto per la gamma di colori. Sa di primavera, e non c'è niente di più bello! E voi? Le avete provate? Vi sono piaciute?

giovedì 12 luglio 2012

Test di resistenza number one: chi resiste a Minosse e chi invece no


Ci sono quei giorni. Quelli in cui le tue mani paiono fatate e ti destreggi tra cialde, jar e pennelli sicura del fatto tuo. Quelli in cui pensi che la perfezione esista. Quelli in cui ti guardi allo specchio e sei stupita del risultato. Quasi incredula che sia tutto frutto del tuo estro e della tua acquisita abilità. Un make up ben riuscito può risollevarti la giornata, a volte. Ammiri il tuo riflesso per un'ultima volta, infili le ballerine, imbracci la borsa e via, impaziente di sfoggiare la tua personale opera d'arte. Metti il naso fuori di casa e ci sono 43 gradi. Sissignore, avete capito bene. Quarantatré. Solo a dirlo sudo di nuovo e mi viene l'ansia. La scenetta che vi ho appena descritto risale a martedì. I protagonisti siamo dunque io e - mortacci sua - Minosse. Non voglio tediarvi oltre col racconto della mia giornata tipo. Non la trovereste interessante. Vi spiego, invece, dove voglio andare a parare. Lo so che li ho messi a durissima prova, ma oggi il mio post vi illustrerà quali prodotti resistono al caldo estivo e quali, invece, fareste meglio a riporre in cassaforte in attesa di tempi migliori. Più freschi, magari. Il mio trucco di ieri era fondamentalmente molto semplice, ma ho usato diversi prodotti di brand diversi. Partiamo dagli occhi. Primer Elf come base. Ombretto rosa di Shaka sulla palpebra mobile e una gentil dose di Kimono nella piega. Matita automatica Glimmerstick ultra-violet di Avon come riga di eyeliner e matita rosa perlato di Kiko, numero 102, per delineare la parte inferiore del contorno occhi.  Mascara Vamp di Pupa in abbondanza, come sempre. 






Tanto per farmi un simil ventaglio con le ciglia. Niente matita nella rima interna, che tanto lo sapevo che si sarebbe squagliata non appena avessi messo piede in macchina. Passiamo al viso. Primer Murad, che sto provando grazie alla collaborazione con Tuttestetica, e una punta di fondotinta minerale di Neve Cosmetics . Blush a mosaico di Mua. 




E infine, sulle labbra, rossetto Miss Chic di Pupa numero 300. 


Ed ecco come si sono comportati. La mia palpebra implorava pietà dopo soli, lo giuro, dieci minuti. O anche meno. L'ombretto Shaka, nonostante il primer sotto, mi era già praticamente finito nelle narici. Effetto crosticina antiestetica che ti prude pure, per intenderci. Scomparso, dileguato. Kimono di Neve, invece, resisteva. Ma le lacrime dovute alla liquefazione dell'ombretto compatto applicato sulla palpebra mobile, alla fine, hanno fatto cedere anche lui. Lui che invece, di solito, e ve lo assicuro, resiste pure all'uragano. Ma Shaka ne ha fatto un sol boccone portandosi via lui... e il suo bell'ombretto rosa pastello. Fortuna che avevo messo quella riga di eyeliner con la matita di Avon, perchè dopo un'ora quella riga era l'unica sopravvissuta a quella terribile catastrofe, insieme al mascara, sorprendentemente intatto. Del blush di Mua non v'era più la benchè minima traccia. Mentre il fondotinta minerale audacemente teneva duro. Merito anche dell'ottimo primer Murad, al quale mi riservo di dedicare un post a sè stante. Ha superato il tostissimo esame anche il rossetto Miss Chic di Pupa. Se ne stava lì, tranquillo, ignaro dei 43 gradi che si stavano mangiando i suoi amici del piano superiore. Nonostante abbia distrutto minuti preziosissimi di lavoro, questo test di resistenza mi è stato molto utile. Almeno ora so quali prodotti congelare e mandare in letargo e quali, invece, tenere a portata di mano per i giorni di caldo più feroce. E voi? Ci sono dei prodotti che usate, perché più resistenti di altri, in questi tremendi giorni d'afa? E quali, invece, terrete chiusi nel cassetto nel periodo estivi? In ogni caso, questa era solo la prima puntata: in questi giorni di solleone calabro testerò altri prodotti e vi farò sapere.

sabato 30 giugno 2012

Ho il primer verde di Pupa ma non simiglio ad E.t. (mia cara commessa)


Fortuna che sapevo il fatto mio e che non sono stata a sentire la commessa. Stando alle sue parole, avrei finito col somigliare a un alieno dall'aspetto malaticcio e grigiastro (del tipo E.t.) con una massa di capelli ricci e voluminosi. Ma se lo sanno pure i polli che il verde è il colore giusto per neutralizzare i rossori e, quindi, teoricamente, nascondere un tantino i brufoletti! Insomma, non voglio farla lunga. Oggi vi parleró del primer viso Pupa. Che, come avrete capito, ho acquistato nella tonalità verde, sperando di mascherare foruncoli e compagnia bella. Ve lo spiattello subito, niente suspence: non mi ha convinta al 100%. C'avevo messo pure un bel po' a racimolare i soldi per comprarlo, e a quella cifra (il prezzo varia da 30 a 40 euro, dipende dai siti e dalle profumerie) forse mi aspettavo qualcosa in più. Ma proprio il fatto di aver comprato uno dei primer più validi e osannati in circolazione, e di esserne rimasta delusa, mi ha fatto capire che forse il problema ce l'ha la mia pelle. Troppo imperfetta, e i miracoli non esistono. Sapessi usare Photoshop, per lo meno... Non credo, in definitiva, che ci sia un prodotto capace di mascherare le piccole cicatrici dell'acne e i pori dilatati. E non sarà mai uniforme e, per lo meno apparentemente, vellutata e luminosa come spero io. Quindi, il problema non è di Pupa, ma mio. Anche perché questo primer i rossori fondamentalmente li attenua: non vedo però miglioramenti dal punto di vista della grana della pelle. Ve lo illustro bene. È ovviamente, come vi dicevo prima, di colore verde. La consistenza è simile a quella di un gel, non troppo liquida e non troppo densa. Non ha alcun odore. 


Quando lo si applica si ha il timore che unga: invece, viene assorbito in men che non si dica. E personalmente trovo ottimo il fatto che non si debbano pettinare le bambole aspettando che si asciughi. Per fortuna l'effetto non ha nulla a che vedere con quello paventato dalla povera commessa: che, udite udite, mi aveva sconsigliato di prenderlo verde perché mi avrebbe colorato il viso di grigio. Pupa, perdonala, perché non sa quello che dice (e che fa). Si applica facilmente, dicevamo, e si assorbe subito. A quel punto il rossore che circonda i brufoletti sarà notevolmente attenuato. Ma il volto non acquista luminosità, e l'incarnato non è più uniforme e levigato di qualche attimo prima, come invece avevo ingenuamente sognato. Sarà che mi aspettavo troppo. Fatto sta, in ogni caso, che su un aspetto non ho nulla da ridire: il primer Pupa assolve benissimo a quella che è la sua funzione primitiva di prolungare la durata della base viso. Che usi fondotinta minerale, o liquido, o terra, lo fa rimanere su. Sì, anche se fuori ci sono 37 gradi come ieri (sfido io a non rincoglionirti, 'co sto caldo) e l'umidità ti fa squagliare. Non ho mai avuto problemi di zone particolarmente lucide, pur avendo la pelle grassa. Ma questo prodotto pare anche a prova di sudore, nel senso che dopo mezz'ora sotto al solleone la mia zona "t" non si mette a brillare di luca propria. Grazie al cielo, almeno sta croce me la sono risparmiata. Quindi, la mia conclusione è molto semplice. Quello di Pupa è un ottimo primer, a livello di tenuta, per chi ha una pelle normale o comunque senza particolari problemi. Non aspettatevi il miracolo, invece, nel caso in cui abbiate cicatrici o brufoletti sparsi per il viso. Non createvi troppe aspettative, insomma, come ho fatto io. Ve lo consiglio? Qui la questione si complica. Ha un certo prezzo, ma è pur vero che, seppur contenenga silicone, non ha effetti negativi sulla pelle. Per lo meno sulla mia non ho notato peggioramenti. Quindi, se vogliamo, è questo che lo distingue dai suoi fratelli low cost. E voi, che ne dite? L'avete provato? Vi siete trovate bene? O avete già un primer di fiducia che funziona per davvero?


martedì 29 maggio 2012

Dichiara guerra alla ciglia moscia con Pupa ed Elf

I miei alleati
Se vuoi vincere la guerra è meglio che ti trovi degli alleati. Possibilmente capaci e che non ti tradiscano. Io ho dichiarato guerra alla ciglia moscia praticamente quand'ero in fasce. Ho perso qualche round, ma sul ring l'ho quasi sempre avuta vinta io. Da due settimane, poi, ho trovato il mio equilibrio. L'esercito perfetto per fronteggiare ogni evenienza. Disarmata mai. Con le ciglia alle stelle sempre. I miei alleati sono loro: il piegaciglia della Elf e il mascara Vamp di Pupa. Da quando ci sono loro, ottenere l'effetto che ho sempre desiderato è un gioco da ragazzi. S'incurvano verso l'alto a più non posso, e il prodotto si distribuisce esattamente come dovrebbe. Niente grumi, e nessuna ciglia resta nuda. Merito, questo, soprattutto di quello scovolino ideato da Pupa, a mio parere impareggiabile. Il connubio perfetto tra forma e setole, insomma. E per quanto mi riguarda, con le ciglia finte ho chiuso. Amen! Dimenticavo: l'accoppiata vincente arriva a costare quanto costerebbe uno dei tanti mascara presenti sul mercato, che promettono d'incurvare, volumizzare, allungare - a breve pure di sfornarti un caffé al ginseng - ma non lo fanno. Il piegaciglia, della linea Studio di Elf, costa solo 4 euro, e il rimmel Vamp di Pupa - l'ho preso nero, ma mi sa che cederó alla tentazione di provare gli altri colori - l'ho trovato a 10.90. E per chi volesse risparmiare ancor più, esiste una valida alternativa a Vamp: il mascara Get big lashes di Essence. Anche questo le allunga e le definisce a meraviglia, per quanto lo scovolino, essendo più grosso, sia più difficile da maneggiare: lo uso spessissimo, ma col mini occhio che mi ritrovo, dopo qualche passata mi ritrovo il nero del rimmel pure sui peli del naso. Ma un cotton fioc e tutto va via, quindi ottimo comunque! Che aspettate? Provateli!

La ciglia moscia dopo la trasformazione

mercoledì 16 maggio 2012

Destreggiarsi nella giungla di ombretti e palette

Una premessa: fosse per me, sarei capacissima di trascorrere una giornata intera davanti a uno stand di ombretti. Anche solo per guardarlo. Perché quegli arcobaleni mi fanno veramente impazzire. Li provo tutti, e tutti li vorrei. Ma i rimorsi di coscienza, la maggior parte delle volte, mi mettono in guardia ricordandomi a quanto ammonta il mio stipendio. Ed è lì che il diavolo tentatore esce di scena lasciando il passo all'angioletto del risparmio: "Lascia stare gli ombretti singoli, a casa hai due palette", tuona. C'ha pure ragione, l'angelico piantagrana. Ma io soffro comunque, soprattutto quando passo davanti alla collezione Jeans N' Roses di Pupa: quei colori e quella pigmentazioni mi fanno impazzire. Al momento non posso permettermeli: quindi forse è meglio non parlarne, così il dolore s'attenua. Torniamo alle mie palette, dunque. La prima, presa su Ebay, si compone di 88 mini cialdine.
La palette innominata (e innominabile?)
Sul packaging non è indicata la marca, ergo non vi saprei dire. Ma francamente, dovendo scegliere, non la consiglierei neppure. Molti dei colori son belli, è vero, ma il problema è che io preferisco gli ombretti brillanti a quelli troppo troppo opachi, che per l'appunto dominano la palette in questione. Li uso, ma senza troppo entusiasmo. E devo ammettere che, a parte qualche rara eccezione, scrivono benissimo. Poi c'è lei, la mitica. La presi qualche mese fa sul sito http://www.lightinthebox.com/ abbinandola a un paio di scarpe meravigliose in stile Amy Winehouse (ok, ve le mostro pur sapendo che non a tutte potrebbero piacere http://www.lightinthebox.com/it/PU-cuoio-tacchi-alti-alla-caviglia-tomaia-boot-con-scarpa-bowknot-moda--1131-869-_p169734.html) e a un mini set di pennelli (sulla cui qualità vorrei sorvolare, magari dimenticandomene per sempre). La palette è da 120, ed è della Manly Cosmetics.

La palette da 120 della Manly Cosmetics
Già in foto mi era sembrata bella, ma quando è arrivata devo dire che sono rimasta veramente sorpresa. I colori sono meravigliosi, ben suddivisi tra matt e shimmer. Alcuni sono davvero sorprendentemente brillanti. Le cialde sono il grandi il doppio rispetto a quelle dell'altra, e i prodotti scrivono talmente bene che basta una passata di pennello per prelevarne la giusta dose. La gamma degli azzurri e dei verdi mi fa impazzire, un po' meno quella del rosa.

Qualche colore in dettaglio
Ma si può chiudere un occhio, considerato che all'epoca dell'ordine era in offerta e la pagai qualcosa del tipo dieci euro o giù di lì. Promossa a pieni voti, insomma. Anche se... sì, la lingua batte dove il dente duole: e che gli ombretti singoli siano tutta un'altra storia non me lo leva dalla testa nessuno. Non ne ho moltissimi, ma ce ne sono un paio low cost che vorrei consigliare: gironzolando per l'Oviesse, un paio di settimane fa, ho trovato lo stand della Shaka, la nuova linea di cosmetici recensita già su diversi blog. Vi dirò, molte non ne erano rimaste entusiaste, ma i due ombretti che ho comprato io mi piacciono abbastanza: il primo è di un bel rosa acceso, il baby dreams n° 62, il secondo è di un bel tono caramellato, ed è il bronze grld n°30. Per me hanno passato l'esame, e presto tornerò a prenderne degli altri.

Ombretto Shaka Baby Dreams

Passano il turno anche quelli di Kiko, per quanto l'assortimento dei colori (non so se sia un problema del punto vendita della mia città) a volte mi lasci perplessa: diamine, abbiate la stessa fantasia che riversate negli smalti e stupiteci! Resta il fatto che il bianco perlato, il n°168, è fantastico: lo uso tutti i giorni, o sotto l'arcata sopraccigliare, o all'angolo dell'occhio, o addirittura, se applicato nella giusta maniera, come illuminante sugli zigomi. Quindi dieci e lode.

Il mio ombretto tuttofare di Kiko
Un capitoletto, infine, sugli ombretti Deborah: quelli che ho, se devo dire la verità, sono un po' vecchiotti, ma mi hanno sempre un po' delusa. Scrivono poco e bisogna calcare molto la mano, per dargli un po' di vita: e francamente mi dispiace, perché i colori sono davvero bellissimi. Sto pensando di dar loro un'ultima chance: il trio hi tech mi piace da matti, perché sembra dare quell'effetto satinato che tanto desidero. Chissà che io non possa ricredermi. E voi quali ombretti usate? Quali consigliereste? Ciao e grazie per l'attenzione... se me ne avete data ;)

domenica 13 maggio 2012

Make-uppo ergo sum

E' tutta colpa di mia madre. Avevo tredici anni, e un bel giorno se ne tornò a casa con un regalo: un duo di ombretti Deborah. Un verde scuro e un verde acqua: che bei colori, pensai. Io, nata, cresciuta (e pasciuta, si dice al paese mio) con la fissa dell'arcobaleno, da sempre incondizionatamente attratta da tutto quello che è rosa e giallo. Ma anche verde, arancione, blu, viola, bianco. Vabbè, non tergiversiamo: non sono qui ad insegnarvi la scala cromatica. Fatto sta che corsi in bagno e diedi vita alla sperimentazione. Nella confezione c'era pure un pennello: quelli piccoli di spugna, per intenderci. Ma io non sapevo che farci. Perciò usai il polpastrello del dito indice. A quei tempi ancora non c'erano Clio e Giuliana ad insegnarmi come si sfumasse un ombretto: ragion per cui, pensai che bastasse strofinare il prodotto sulla palpebra - ma tutta, mica solo quella mobile - perché il gioco fosse fatto. Provate a immaginare come uscii conciata da quel bagno. E la cosa grave, detto tra noi, fu che a me quell'obbrobrio che avevo appena combinato piaceva pure. A mamma, invece, per poco non prese un accidente: appena mi vide, si pentii dello slancio di generosità di pochi istanti prima. Penso abbia pure giurato di eliminare i cosmetici dalla lista di cose da regalarmi.Quel momento segnò la mia condanna. Perché da lì fu un'escalation: inizia pian piano a dissipare la mia fortuna - all'epoca dieci, quindicimila lire alla settimana - nelle profumerie della mia piccola città. Non da Sephora e né da Kiko, che all'epoca avrei pensato fossero magari i nomi di chissà quali razze di farfalla. Il mio borsellino nero di Badtz Maru si gonfiava giorno dopo giorno, tra improbabili ombretti liquidi della linea Bons Bons di Malizia - oppure, chi lo sa, erano dei simil rossetti che io mi ostinavo tuttavia a spalmare sulla mia povera palpebra - e gloss comprati al mercatino estivo della domenica. Ma non sapevo proprio farci, diciamocelo. Un giorno, ebbi l'illuminazione: le trousse Pupa furono l'unico regalo che iniziai ad accettare da amici e parenti. Una vera e propria ossessione. La Soleluna, Cappuccetto Rosso, L'Angelo, Lo Yo-yò... E chi più ne ha più ne metta. Cimeli di guerra che credo non getterò mai, tanto sono belle. Ma non ebbi mai quella che più desideravo al mondo. La vendevano in un negozio che si chiamava Bertucci, sulla strada dello shopping cosentino, corso Mazzini, e andavo ad ammirarla, sospirando, almeno due volte in sette giorni: era la fatidica, meravigliosa, incredibile maxi-piramide di Pupa. Strapiena di ombretti, sia in polvere che in crema, lipstick, smalti e fard (perché allora si chiamavano così, e non blush). Niente, non la trovai mai sotto l'albero. E decisi che negli anni a venire mi sarei presa la rivincita. Ed eccomi qui, a venticinque anni, in una stanza di 3 metri quadri scarsi pronta ad esplodere. Rullo di tamburi: finalmente so truccarmi. Uno stipendio da precaria, quasi metà del quale finisce proprio nelle casse di Sephora, di Kiko, dell'Oviesse e in quelle delle case cosmetiche che vendono online. Non sono stata breve, lo so. Ma dovevate sciropparvi questo tuffo nel passato, per capire dove vuole andare a parare questo blog. Perché se è vero che i pigmenti della Mac Cosmetics mi fanno sognare, è pur vero che una beauty addict del 21esimo secolo, con uno stipendio da precaria (e da fame) deve soddisfare le sue esigenze stando attenta a non fare la fine della Becky Bloomwood di "I love shopping": non possiamo permetterci di cadere in rovina. Possiamo solo andarci vicine, scegliendo bene e stando attente. Concedendocisi qualche lusso solo di tanto in tanto. Non ho la presunzione d'insegnare a chi si avvicina al mondo del make up come ci si trucca. Voglio solo parlarvi dei miei tesori, e magari esservi utile nella scelta di qualche prodotto. Senza pretese e senza fare la maestrina. A lavoro, allora! Grazie a chi è riuscita ad arrivare alla fine di quest'interminabile post! Spero mi seguirete!
Alcuni dei miei cimeli

Lo storico ombretto che diede inizio alla fine